COMPRENSIÓ ESCRITA EN ITALIÀ

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Il piacere della routine

Tornare dove si è già stati alla ricerca delle emozioni della volta precedente

Beppe Severgnini

Succede: andando, si torna. I viaggi ci portano spesso in luoghi dove siamo già stati, e la cosa non ci annoia, anzi: ci piace e ci consola. Per questo prenotiamo la villeggiatura nel solito albergo; partiamo in crociera sulla stessa nave; torniamo nella città dove abbiamo vissuto, o nel posto dove siamo stati bambini. Questi viaggi presentano qualche rischio, ma offrono indiscutibili soddisfazioni. Due o tre anni fa, in questa pagina, abbiamo descritto i papà quarantenni che trascinano i figli a visitare i luoghi della propria infanzia. Risultato: (1) . Meglio quando la guida e il turista sono la stessa persona. Se il pellegrinaggio è solitario, infatti, si può esplorare con calma e ricordare in pace. Nessuno alzerà gli occhi al cielo, ascoltando i nostri racconti.

Con questo spirito sono tornato a Londra e a Washington, due città che ho abitato, conosco e amo, anche se sono cambiate: intasata dal traffico la prima, intossicata dalla politica la seconda. A differenza d'altre volte mi sono preso qualche giorno libero da impegni, in modo da poter perder tempo, condizione essenziale per ogni esplorazione che si rispetti. Se riempiamo in anticipo le nostre giornate, infatti, il caso deve arrendersi. Niente sorprese, niente stupore, niente noia creatrice, niente serendipity (trovare quello che non si sta cercando). Solo una visita meccanica e prevedibile, al termine della quale abbiamo pure il coraggio di dire: "Viaggiare? Sta diventando una routine". È con orgoglio, perciò(2) .

A Londra ho trascorso una mattinata in una libreria (Hatchard's), studiando l'anacronistica altezzosità dei commessi; un'altra al piano superiore del bus numero 9 intrappolato nel trafffico. Tutti nervosi meno il sottoscritto, che ritrovava la sua città e poteva studiarsela alla moviola. Dall'autobus numero 9 ho letto gli scandalosi prezzi in sterline (a Londra non si compra più; si guardano le vetrine, come i bambini di Dickens); ho visto minorenni punk convinti d'aver inventato qualcosa; ho ammirato la masochistica configurazione della coda in attesa a una fermata (cinque persone sotto la pensilina, venti sotto la pioggia).Per colazione sono entrato al ristorante Patara, la cui insegna dichiara: Fine Thai Cuisine. Sta a South Kensington, a un passo dalla città che fino a qualche anno fa era eccitante e ora è prevedibile: Bibendum, Conran Shop, le brasserie finto-francesi. Non lo troverete sulle guide, il ristorante Patara(3) (Fulham road davanti, Sydney street di fianco). Seduto con una Singha Thai Beer guardavo i bus rossi e i taxi neri davanti alle case bianche: una città oleografica, se non si riesce a coglierne i dettagli. Quali? Non ve li dico. Al prossimo viaggio, dovete trovarli voi.

A Washington ho scelto di perder tempo a Pentagon City, un mall dove andavo spesso, quando abitavo a Georgetown. Sono trascorsi sette anni, da allora, e qui sono passate molte cose: anche un aereo che ha portato la morte in una mattina di settembre, e ha cambiato la storia del mondo. Pentagon City è assolutamente, scientificamente, indiscutibilmente americana. È un angolo di Virginia, ma potrebbe essere uno scampolo di South Carolina, un lembo di Louisiana, un campione di California. Sono americane le marche, i prodotti, le espressioni, i colori, le luci, le insegne, gli odori inodori. (4) . "Come resistere di fronte a un giubbotto Banana Republic che costava 199.99 dollari, poi 149.99, poi 119.99 ed è in vendita a 79.99 dollari? Come non restare affascinati davanti a una nazione che mette in saldo i capi invernali appena inizia l'inverno? Pentagon City è una casa di tolleranza: l'uomo sopporta d'esser debole, e acquista (la donna, pure). I negozi sono allineati lungo le balconate. Sul fondo stanno i caffè e i fast food. Come pesci nella sabbia di un acquario, i clienti riposano, e io con loro. Seduto con un caffè troppo caldo dentro una tazza troppo grande, guardo l'America dal basso. La osservo che gira intorno, instancabile, trascinando le borse degli acquisti. È una scena maestosa (5) Chissà quanti sponsor.